A cura di Lorenzo Andorlini

 

Domenica 8 e lunedì 9 giugno saremo chiamati a esprimerci su cinque quesiti referendari che toccano aspetti fondamentali della nostra vita sociale ed economica. Quattro quesiti riguardano il lavoro, la sua stabilità, la sicurezza e i diritti dei lavoratori, mentre uno riguarda il diritto alla cittadinanza, la coesione sociale e l’inclusione. Dire SÌ a questi referendum non è solo un gesto simbolico: è una vera e propria scelta di cambiamento, un’occasione per costruire una società più giusta, equa e solidale.

 

L’Italia ha bisogno di un lavoro stabile, di diritti chiari e di maggiori tutele per chi lavora ogni giorno. Il referendum di domenica e lunedì è una battaglia per restituire dignità al lavoro, per contrastare il precariato, e per rendere le aziende più responsabili verso la sicurezza dei lavoratori. Ogni SÌ che dirai sarà un passo verso un futuro migliore per te, per i tuoi figli e per milioni di lavoratori in tutto il Paese.

Sotto troverete un riassunto dei nostri articoli fatti sui 5 quesiti:

 

Quesito n.1: SÌ alla Giustizia per i Lavoratori, Stop ai Licenziamenti Ingiusti!

Il Jobs Act, introdotto nel 2015 dal governo Renzi, ha cambiato radicalmente le regole in caso di licenziamento, prevedendo che i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non abbiano più il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo, ma solo un risarcimento economico. Perché è un problema?

La legge ha creato una disparità tra chi era già assunto prima di quella data e chi è stato assunto successivamente. In pratica, ha messo in discussione il principio di giustizia nel rapporto di lavoro. Un licenziamento ingiusto non è solo una questione economica, ma un vero e proprio attacco alla dignità del lavoratore. Votando SÌ, ripristineremo il diritto al reintegro per tutti i lavoratori licenziati senza giusta causa. Perché il lavoro non può essere trattato come un oggetto usa e getta.

Cosa cambia con il SÌ?

  • Giustizia per oltre 3,5 milioni di lavoratori: se licenziati senza motivo, avranno il diritto di essere reintegrati nel posto di lavoro.
  • Difesa dei diritti fondamentali: restituiremo valore a chi lavora ogni giorno, senza più discriminazioni in base alla data di assunzione.
  • Contrastare l’arbitrio: contro il potere unilaterale delle aziende, che troppo spesso licenziano senza giustificazioni.

 

Quesito n.2: Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese

 

Il referendum vuole abrogare una norma che oggi consente alle grandi imprese di avere più libertà in tema di contratti precari rispetto alle piccole aziende. Votare SÌ significa parificare i diritti di tutti i lavoratori, senza distinzioni tra settori e dimensioni aziendali. Ogni lavoratore merita le stesse tutele, a prescindere dalla grandezza dell’impresa.

Cosa cambia con il SÌ?

  • Uniformità delle tutele: i lavoratori delle piccole imprese avranno uguali diritti rispetto a quelli delle grandi aziende.
  • Equità nelle leggi sul lavoro: chi lavora ha diritto a stabilità e giustizia, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda.

 

 

 

Quesito n.3 : Riduzione del lavoro precario

Il precariato ha attaccato duramente la stabilità dei lavoratori, e soprattutto dei giovani, che vivono nell’incertezza dei contratti a termine e delle rinnovabili. In Italia, il numero dei contratti a termine è aumentato significativamente negli ultimi anni, e oggi sono circa 2,3 milioni i lavoratori precari. Le disposizioni contenute nell’articolo 19 del Jobs Act consentono alle imprese di stipulare contratti a termine senza giustificazioni, lasciando milioni di lavoratori in una condizione di instabilità continua.

Cosa cambia con il SÌ?

  • Obbligo di motivazione per i contratti a termine: le aziende dovranno giustificare il ricorso ai contratti a termine, e non poterli usare indiscriminatamente.
  • Maggiore stabilità per milioni di lavoratori: il precariato sarà ridotto, dando la possibilità a tutti di progettare il futuro senza vivere nell’incertezza.
  • Un miglioramento della qualità del lavoro: i lavoratori più stabili, infatti, tendono a essere più produttivi e motivati.

Quesito n.4: Sicurezza sul lavoro

Ogni anno, in Italia si registrano oltre 500.000 infortuni sul lavoro, e quasi 1.000 morti. Questi numeri sono inaccettabili e dovrebbero far riflettere tutti. L’attuale normativa permette alle aziende appaltanti di disinteressarsi della sicurezza nei confronti dei lavoratori delle imprese appaltatrici o subappaltatrici, esonerandole dalla responsabilità diretta.

Il quesito referendario riguarda l’abrogazione di una norma che esonera l’impresa committente dalle responsabilità sui rischi legati alle attività delle aziende subappaltatrici. Con questa modifica, si propone di allargare la responsabilità della sicurezza anche alle imprese committenti, perché la salute dei lavoratori non può essere un optional.

Cosa cambia con il SÌ?

  • Maggiore responsabilità per le aziende: chi appalta lavori dovrà prendersi carico anche della sicurezza dei lavoratori delle imprese subappaltatrici.
  • Più controlli e tutela: le imprese saranno costrette a scegliere subappaltatori più qualificati e responsabili, riducendo i rischi di incidenti e infortuni.
  • Sicurezza come valore: dire SÌ significa prevenire le morti bianche, proteggere le vite di chi lavora.

 

Quesito n.5 : Più integrazione con la cittadinanza italiana

L’Italia è un Paese che ha sempre accolto e integrato popoli di diverse culture. Tuttavia, l’attuale legge sulla cittadinanza prevede che uno straniero debba risiedere in Italia per almeno 10 anni prima di poter richiedere la cittadinanza. Un tempo lungo, che penalizza milioni di persone che hanno costruito la propria vita in Italia, contribuiscono attivamente alla società e si sentono italiani di fatto.

Cosa cambia con il SÌ?

  • Riduzione a 5 anni del tempo necessario per richiedere la cittadinanza, rendendo il sistema più inclusivo e coerente con la realtà di chi vive e lavora in Italia.
  • Integrazione e pari diritti: chi ha vissuto qui, ha studiato, lavorato, pagato le tasse, deve poter essere riconosciuto come parte della comunità.
  • Una cittadinanza che premia l’impegno sociale e civile, non il tempo di soggiorno.

 

 

Perché Votare?

Ogni singolo voto in questi referendum conta per la costruzione di un Paese che sia più giusto, più sicuro, più inclusivo

Questi referendum non sono solo leggi, sono il futuro del nostro Paese. Ogni voto conta. Un voto per la giustizia, per i diritti, per la sicurezza e per l’inclusione. Non restare a guardare mentre altri decidono per te. La tua partecipazione può davvero fare la differenza per milioni di persone in Italia.

Il cambiamento inizia con un SÌ per restaurare la dignità del lavoro, per proteggere la sicurezza dei lavoratori e per dare la cittadinanza a chi ha dato tanto all’Italia. Sì, per un’Italia che guarda avanti, per un’Italia più giusta.

Non restare indifferente. L’8 e 9 giugno scegli di essere parte del cambiamento. Vota SÌ!