A cura di Lorenzo Andorlini

 

Premessa

L’8 e il 9 giugno 2025 saremo chiamati a esprimerci su cinque importanti quesiti referendari che affrontano temi cruciali per il presente e il futuro del nostro Paese. Quattro riguardano il mondo del lavoro e uno il diritto alla cittadinanza.

Dire SÌ a questi referendum significa fare un passo avanti verso una società più giusta, inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte e tutti. È l’occasione per rimettere al centro la dignità di chi lavora e per garantire un’effettiva uguaglianza di trattamento, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui si è occupati.

In un mondo del lavoro come quello odierno dove i diritti sono sempre di più messi da parte in nome del profitto, è importante che le classi lavoratrici tornino ad avere gli strumenti in mano per poter lavorare senza ricatti o subendo ingiustizie.

Il secondo quesito referendario: Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese

Questo quesito chiede l’abrogazione parziale dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, così come modificato nel 1990. In particolare, si propone di eliminare le parti che oggi limitano l’indennizzo massimo in caso di licenziamento illegittimo per chi lavora in imprese con meno di 16 dipendenti.

Il testo del quesito è il seguente:
«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”

Attualmente, nelle aziende con meno di 16 dipendenti — che in Italia occupano circa 3 milioni e 700mila lavoratrici e lavoratori — un licenziamento illegittimo può essere risarcito con un massimo di sei mensilità. Questo tetto è stato introdotto dal Jobs Act del 2014, varato durante il governo Renzi (PD), e rappresenta un grave limite alla tutela dei diritti.

Anche quando un giudice stabilisce che il licenziamento è infondato o ingiusto, il risarcimento resta comunque bloccato a sei mensilità massime. Un limite che mette le lavoratrici e i lavoratori in una condizione di debolezza e soggezione, riducendo la forza contrattuale e la possibilità di difendersi da abusi e discriminazioni.

Il quesito si pone come obbiettivo quello di eliminare questo limite massimo di sei mensilità, restituendo al giudice la piena discrezionalità nel decidere l’entità del risarcimento in base alle circostanze specifiche del caso.

Vogliamo più giustizia per chi lavora nelle piccole imprese, affinché i diritti non siano proporzionali alla dimensione dell’azienda. Vogliamo che ogni lavoratrice e ogni lavoratore, a prescindere dal contesto, possa contare su tutele effettive, reali, eque.

Perché i diritti e le tutele dei lavoratori non possono variare a seconda della dimensione dell’azienda!

Per questo il nostro voto sarà SÌ.