Stanotte gli Stati Uniti d’America hanno attaccato tre siti nucleari in Iran.
Si tratta di un’azione che viola ogni norma del diritto internazionale ed è a tutti gli effetti un crimine di guerra, in quanto colpisce deliberatamente un Paese nei suoi settori strategici.
Questo episodio sta già generando forti reazioni in tutta l’area mediorientale, e non solo, con il rischio concreto di un coinvolgimento militare di altri Paesi.
Ma tutto questo perché?
Gli Stati Uniti sono stati spinti (costretti) da Israele a entrare direttamente in un conflitto che il governo Netanyahu non riusciva più a gestire. I bombardamenti iraniani, in risposta a quelli israeliani, hanno colpito diversi centri civili, creando non pochi problemi al governo di estrema destra dell stato ebraico che, fino a quel momento, aveva agito su altri fronti senza particolari ripercussioni interne, pur compiendo veri e propri massacri e genocidi.
L’intervento americano rischia ora di intensificare lo scontro con l’Iran, Paese membro dei BRICS, che potrebbe essere costretto a chiedere supporto ai suoi alleati strategici. Il rischio di uno scontro aperto tra i due blocchi, quello occidentale e quello orientale , è più reale che mai, e potrebbe segnare l’inizio ufficiale di una terza guerra mondiale, finora “a pezzi”.
Come possiamo continuare a sostenere due governi, come quelli di Trump e Netanyahu, che fanno della guerra e della conquista di territori e risorse il fulcro della loro politica?

Il sistema mediatico italiano ed europeo deve smettere di essere complice: deve raccontare la realtà. Stati Uniti e Israele si comportano da potenze che calpestano fino ad ora impunemente il diritto internazionale. Non chiediamo altro che lo stesso metro di giudizio riservato alla Russia, subito condannata e sanzionata.
L’Italia e l’Europa devono prendere le distanze da questo attacco vile, e impegnarsi per una difficile ma necessaria soluzione diplomatica.
Siamo di fronte a una possibile guerra tra le più distruttive per il genere umano. Ognuno di noi ha il dovere morale di opporsi prima che sia troppo tardi.
